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Hitachi Data Systems svela il futuro dello storage

Anticipazioni e considerazioni su condizioni di mercato, esigenze delle aziende e tecnologie che caratterizzeranno il 2008 dello storage

Sono davvero poche le aziende che possono identificare in anticipo criticità, scenari e tendenze del settore in cui operano. Per quanto riguarda lo storage, Hitachi Data Systems - l’unico fornitore di Services Oriented Storage Solutions e società del gruppo Hitachi, Ltd. (NYSE: HIT) - è tra le poche realtà a potersi permettere il lusso di fare analisi e previsioni che, a consuntivo, si rivelano quanto mai azzeccate. Tutto ciò non si deve a particolari doti divinatorie ma al fatto che l’azienda ha il know-how, l’esperienza, la visione di mercato e la presenza territoriale che le permettono di delineare con precisione le condizioni economiche generali, le esigenze dei clienti e le soluzioni che meglio le soddisfano.

Per il 2008, la partita dello storage si giocherà sul terreno dell’ottimizzazione delle risorse esistenti, della riduzione dei consumi, del contenimento dei costi, della compliance alle normative e del rispetto dell’ambiente. Ecco i dieci indicatori che Hitachi Data Systems invita a tenere sotto controllo per l’anno appena cominciato.

1. Operare in condizioni economiche incerte: il crollo del mercato immobiliare americano, l’aumento del prezzo del petrolio e la perdita di valore del dollaro sono fenomeni che contribuiscono a creare incertezza economica. Per quanto riguarda l’IT, i budget sono sempre più limitati e impongono ai CIO di consolidare le risorse esistenti e di ottimizzarne l’utilizzo attraverso l’implementazione di tecnologie di virtualizzazione, de-duplicazione e archiviazione.

2. Maggiore utilizzo dell’Archiving: la quantità di dati strutturati come, ad esempio, quelli che costituiscono i database, sta crescendo in maniera esponenziale, soprattutto per esigenze di compliance alle normative sulla conservazione delle informazioni. Ma anche i cosiddetti dati semi strutturati – email, pagine web e document management – non si sottraggono al fenomeno. Nelle aziende la casella email di ogni utente crescerà da 200 MB a 2 GB e un’altra valanga di dati non strutturati nascerà dalla diffusione di tag RFID, Smart Card e sensori che misureranno ogni elemento e parametro dell’azienda e di chi vi opera. Da qui la necessita di archiviare una quantità maggiore di dati e tenere “in linea” solo quelli strettamente necessari ai processi di business. Le tecnologie di archiving da preferire sono quelle che permettono di creare un unico archivio per la conservazione di diverse tipologie di dati e che possano scalare fino a svariati petabyte di capacità.

3. Consapevolezza dell’inefficienza dello storage: nel corso del 2008 un numero crescente di aziende si renderà conto dell’inefficienza dei processi di storage adottati, spesso caratterizzati da: basso livello di utilizzo delle risorse, conservazione di più copie degli stessi dati, lentezza nella ricerca e nell’accesso alle informazioni, migrazioni e spostamento dei dati che interrompono la normale operatività. E’ ormai evidente che il semplice acquisto di nuove risorse di storage, benché dotate di processori sempre più veloci e caratterizzate da una capacità maggiore, non potrà risolvere i problemi intrinseci di infrastrutture e architetture obsolete. Queste ultime, oltre a poter scalare in termini di prestazioni, connettività e capacità, dovranno poter accogliere array e servizi di storage eterogenei, multiprotocollo, sicuri e gestibili in maniera centralizzata.

4. Data Mobility quale requisito fondamentale: in tema di continuità di servizio, gli IT manager dovranno poter spostare i dati da una risorsa all’altra senza alcun impatto sulla disponibilità delle applicazioni. Spesso la gestione della Data Mobility è affidata a strumenti software i quali sottraggono capacità elaborativa alle applicazioni e risentono della dalla lentezza dei link IP. Al crescere dei dati, tali limiti possono diventare bloccanti e compromettere l’operatività dell’azienda. Da qui la necessità di demandare lo spostamento dei dati a sistemi di storage di nuova generazione i quali potranno trasferire le informazioni sfruttando la velocità delle connessioni Fibre Channel.

5. Control Unit Virtualisation of Storage: i responsabili IT più lungimiranti identificheranno nel Control Unit Virtualisation of Storage l’unico approccio alla virtualizzazione in grado di aggiungere valore alle risorse di storage già utilizzate in azienda. Alcuni analisti di settore osservano che tentare di implementare tecnologie di virtualizzazione sugli array esistenti in modalità network-based non fa che aumentare la complessità dell’infrastruttura, aggiungere possibili colli di bottiglia e può arrivare a vanificare i benefici della virtualizzazione stessa. Al contrario, integrare la virtualizzazione sull’elemento hardware che controlla l’ambiente di storage (la control unit, appunto) permette di estendere a tutte le risorse secondarie le funzionalità e i servizi che tale tecnologia abilita, a partire dalla data mobility fino ad arrivare al thin provisioning.

6. Services Oriented Storage: a livello di data center, il concetto di Services Oriented Storage costituirà per lo storage quello che la Services Oriented Architecture (SOA) rappresenta per le applicazioni e la Services Oriented Infrastructure identifica per le infrastrutture. Le SOA sono direttamente legate al virtualisation layer fornito dalle tecnologie XML le quali permettono alle applicazioni di condividere le informazioni e di utilizzare servizi comuni. Per le Services Oriented Infrastructure il virtualisation layer è costituito da prodotti quali VMWare che consentono a diversi sistemi operativi di condividere le risorse di una piattaforma hardware. Infine, Services Oriented Storage prevede che il virtualisation layer risieda nella storage control unit al fine di condividere con gli altri sistemi di storage servizi evoluti quali global cache, distance replication, tiered storage e thin provisioning.

7. Convergenza di contenuti, file e servizi di storage: una delle tendenze che si affermeranno nel corso dell’anno sarà quella di far convergere in unica piattaforma di storage virtualizzato i diversi sistemi fino ad ora utilizzati per l’archiviazione di file e contenuti. In pratica i cluster di content e file server sfrutteranno un’unica piattaforma per i servizi di virtualizzazione, replica e thin provisioning e potranno essere gestiti attraverso strumenti di management comuni.

8. Thin Provisioning: il thin provisioning rappresenta la tecnologia che porterà alle aziende i maggiori benefici in termini di utilizzo delle risorse esistenti e contenimento dei costi in quanto permette di allocare in maniera virtuale la capacità di storage disponibile su disco e di acquistare nuove risorse fisiche solo nel caso in cui si rendano effettivamente necessarie. L’implementazione del thin provisioning deve avvenire sotto forma di servizio erogato dalla piattaforma di storage in modo che, attraverso la virtualizzazione, possa essere distribuito a tutti i sistemi dell’ambiente di storage.

9. De-duplicazione: la de-duplicazione, come tutte le altre tecnologie che aiutano i clienti a ridurre i costi associati all’IT, troverà sempre maggiore applicazione nei data center delle aziende. Nel caso specifico si tratta di una funzionalità che permette di eliminare dai processi di salvataggio i dati duplicati, riducendo di 20 o 30 volte il traffico relativo al backup. In sostanza, grazie alla de-duplicazione, diventerà più conveniente, sicuro e affidabile effettuare i salvataggi dei dati direttamente su disco piuttosto che su nastro.

10. Controllo delle emissioni nocive: a livello mondiale cresce la preoccupazione per il riscaldamento del nostro pianeta. Gran parte dei governi sta legiferando al fine di limitare le emissioni di anidride carbonica, principale indiziata per il costante innalzamento della temperatura media della terra, ad ogni latitudine. Il problema sta nel fatto che gran parte dell’anidride carbonica immessa in atmosfera deriva dalla produzione di energia elettrica della quale c’è sempre maggior bisogno per soddisfare consumi in rapida crescita. In questo scenario l’IT ha un peso rilevante non solo in termini di alimentazione delle apparecchiature, ma anche per il raffreddamento delle stesse. Secondo una stima del governo americano, nel 2006 gli Stati Uniti hanno consumato circa 61 miliardi di kilowatt-ora (pari all’1.5 percento dell’intero fabbisogno energetico USA) per far funzionare computer, reti e sistemi di storage. Tradotto in dollari l’esborso è stato di 4,5 miliardi, una bolletta salata se si pensa che potrebbe raddoppiare in soli 5 anni. Alcune città come Londra e New York sono a rischio blackout e molte aziende ed enti pubblici si troveranno a dover spostare i data center in aree con maggiore disponibilità di risorse energetiche.

In questo scenario è indispensabile che aziende e governi investano in tecnologie eco-compatibili e meno onerose in termini di consumi. Il Gruppo Hitachi ha sempre fatto la sua parte adottando best practice produttive rispettose dell’ambiente e sviluppando tecnologie attente ai consumi. Ad esempio, nel settembre 2007 Hitachi ltd. ha lanciato un programma denominato CoolCentre50 che ha un obiettivo ambizioso: ridurre del 50 percento in 5 anni i consumi energetici dei propri data center di Yokohama e Okayama, in Giappone. Più in generale, è tutto il gruppo Hitachi ad aver maturato una coscienza ecologica la quale si concretizza a livello globale attraverso iniziative e progetti ambiziosi. Uno di essi è l’Harmonious Green Plan, un piano che prevede di ridurre nei prossimi 5 anni l’emissione di anidride carbonica di 330.000 tonnellate attraverso lo sviluppo di prodotti e tecnologie IT – storage e virtualizzazione server - a basso consumo energetico.
 

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